06 marzo 2012

I non candidati sparano manifesti

Verona alla guerra dei manifesti per le comunali del 6 maggio. Non quelli abusivamente affissi, ma quelli dell'una o dell'altra componente del Pdl e quelli della lista personale del sindaco leghista Flavio Tosi, vietata dal Carroccio. Nei giorni scorsi sono comparsi prima quelli del primo cittadino: grandi manifesti con una skyline di Verona blu su fondo giallo (i colori calcistici delle due squadre cittadine Hellas e Chievo) e la grande scritta «Flavio Tosi, il nostro sindaco».
Nessun rimando alla lista dello scandalo, quella personale del primo cittadino che, nel 2007, raccolse più voti della Lega, partito di appartenenza di Tosi, e che in questa competizione elettorale è stata espressamente vietata da Umberto Bossi in persona, su richiesta insistente di Gian Paolo Gobbo, segretario federale del Carroccio in Veneto e antitosiano d'annata. L'escamotage della firma mancata serve, ai sostenitori del sindaco, fra i quali (secondo voci riportate anche dal Corriere Veneto) ci sarebbe anche l'attuale vicesindaco pidiellino Vito Giacino, a non far incorrere il loro beniamino nelle ire del consiglio federale della Lega. Una tattica attendista, nella speranza di sfruttare i buoni uffici di Roberto Maroni, storico sponsor del sindaco, presso i vertici nazionali della Lega di Via Bellerio, a Milano.
E sui muri è finita appunto anche la divisione interna al Pdl, fra nemici giurati del sindaco uscente e quanti teorizzano della necessità di rinnovare l'alleanza con lui.
Un gruppo di sei consiglieri e assessori pidiellini vicini all'ex-coordinatore Massimo Giorgetti, tutti ex-aennini come quest'ultimo, o seguaci di Aldo Brancher, l'ex-sottosegretario forzista, hanno affisso grandi manifesti con i loro nomi, insieme al simbolo del partito e lo slogan «Noi per Verona», quasi a voler insinuare che altri, anche all'interno dello stesso Pdl, non lo siano affatto. Senza contare che, non essendoci alcuna lista, l'elenco ha tutto il sapore di un'autocandidatura collettiva. La trovata ha fatto letteralmente uscire dai gangheri il neosegretario cittadino Davide Bendinelli, che fa parte proprio dell'altra schiera pidiellina, il quale è corso a ribadire quella che, giorni addietro, sembrava un pour parler: e cioè la sua candidatura a sindaco, nel caso non si trovi l'accordo con la Lega. «Dichiaro ufficialmente che accetto la candidatura a sindaco propostami nei giorni scorsi, senza aspettare altri colloqui, visto che mi pare servano davvero a poco», ha detto perentoriamente alla cronaca cittadina del Corsera.

Una sparata che ha subito mobilitato il segretario veneto Alberto Giorgetti, fratello del già citato Massimo, col quale guida quella che fu la componente di Alleanza nazionale. L'ex-sottosegretario alle Finanze nell'ultimo governo Berlusconi ha infatti telefonato all'arrabbiatissimo segretario cittadino. «A parte il fatto che la candidatura non la decide di certo lui», ha spiegato in seguito alle cronache locali, «ho percepito che le sue dichiarazioni erano figlie di un'arrabbiatura, sono state un gesto impulsivo». E s'è premunito di ricordare come, nel 2010, fosse stato proprio Bendinelli a uscire con manifesti elettorali quando il suo nome non era stato ancora deciso per la lista pidiellina alla regionali. Quanto ai kamikaze veronesi dell'affissione, Giorgetti se n'è dichiarato allo scuro ma ha valutato l'iniziativa positivamente perché, ha detto, «dà forza alla campagna del Pdl».

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