21 maggio 2012

Perché i veronesi amano Tosi

di Giorgio Montolli
(21 maggio 2012)

Un sindaco che ha messo insieme gli interessi dell'edilizia (fortissimi), quelli della finanza e quelli della Chiesa. Creando una rete di potere straordinaria. E mescolando il tutto con una presenza ossessiva sia in tivù sia per strada

Caro direttore,

Tra pochi giorni Flavio Tosi giurerà da sindaco per la seconda volta dal 2007, forte del consenso dei 77.022 veronesi che il 6 e 7 maggio hanno fatto la croce sul suo nome sparpagliato su ben 7 liste: 6 civiche più la Lega Nord. Nel frattempo Tosi ha regolato i conti su due fronti: quello nazionale, rinsaldando il legame con Roberto Maroni a spese di Umberto Bossi, e quello interno, liberandosi del Pdl con cui ha governato negli ultimi 5 anni.

In un consiglio comunale che passa da 46 a 36 consiglieri e da 12 a 10 assessori (più il sindaco), Tosi è pronto a riprendere in mano le grandi opere che hanno caratterizzato la precedente amministrazione: la realizzazione del passante Nord - traforo delle Torricelle, il filobus a gasolio, il termovalorizzatore di Ca' del Bue, la riqualificazione dell'area ex cartiere a Sud della città, il nuovo quartiere universitario.

Opere di forte impatto ambientale, di cui sono al vaglio della Procura le procedure per l'aggiudicazione degli appalti e sulle quali è stata costruita l'opposizione a Tosi. Caso più unico che raro i nuovi assessori non saranno l'espressione di un accordo tra partiti, ma della volontà di un'unica persona che potrà sostituirli a piacimento.

Il tema ambiente a Verona è subito diventato strategico per la coalizione di centrosinistra. A vincere le primarie, e a candidarsi come sindaco, è stato infatti l'ex presidente regionale di Legambiente. Ma per Michele Bertucco (Pd) il risultato uscito dalle urne si è fermato a un deludente 22,8 per cento. Ancora più modesti i consensi per la lista Piazza Pulita (2.896 voti, 2,38 per cento), nata per raccogliere la protesta di associazioni e comitati ambientalisti. Il leader carismatico degli anti traforo Alberto Sperotto ha portato a casa 834 voti. Daniele Nottegar, una vita contro l'inceneritore, si è dovuto accontentare di 174 preferenze. Con gli stessi argomenti, ma con alle spalle Beppe Grillo, ha fatto bingo il

Movimento 5 stelle: 11.574 preferenze, 9.35 per cento dei voti e tre consiglieri in Comune.

Il 'sindaco più amato dagli italiani', che ha seminato bene nei salotti di Floris, Mineo, Lerner e Santoro ha stravinto con il 57,35 per cento delle preferenze.

Perché Tosi, condannato nel 2009 dalla Cassazione in via definitiva per istigazione al razzismo, ha preso tutti questi voti?

Perché a Tosi, in una delle città più inquinate d'Italia, i veronesi hanno affidato il compito di riaccendere i forni dell'inceneritore e di costruire un'autostrada in città, dove transiteranno i camion provenienti dall'Adriatico e diretti verso il Nord Europa?

Eppure i dati epidemiologici forniti dal Dipartimento di prevenzione dell'Ulss 20 parlano chiaro: le malattie legate all'inquinamento a Verona si fanno sentire e i primi a farne le spese sono anziani e bambini.

Tosi si fa vedere e pianifica la sua presenza nei luoghi e sui media in modo ossessivo. L'Audi blu con targa bollata Padania arriva a tutta velocità nei mercati rionali. Il sindaco scende protetto dal suo body guard mentre le signore fanno a gara per stringergli la mano. Lui si presta. La sera prima sedeva tranquillamente nel salotto di Bruno Vespa.

Dove Tosi non si fa vedere è nei contraddittori pubblici. Meglio la televisione, e quando si tratta di tivù locali, dove i nodi vengono al pettine, solo con precise garanzie. Nonostante gli inviti, il sindaco leghista non ha mai voluto incontrare quella parte di popolazione che dissente sul suo modo di amministrare. Nessuna intervista concessa alla piccola editoria locale, mentre per ben 42 volte da Palazzo Barbieri sono partite querele a giornalisti e politici.

Nonostante questa carneficina Tosi è uno dei personaggi più ricercati dai media e dagli anchormen di sinistra di rango nazionale: ormai parlano bene di lui opinion maker come Eugenio Scalfari e Massimo Cacciari, con grande afflizione dell'opposizione veronese.

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